La città di Otranto
Centro o periferia. Il viandante, colui che scopre Otranto per la prima
volta potrebbe venir preso da questa dilemma. Eppure la risposta non
è così scontata come parrebbe.
La città dista 45 km da Lecce, il capoluogo, quasi settecento dall'area metropolitana della capitale, addirittura più di mille dalle grandi aree industriali del Nord. Qui tutto appare distante e non solo dal punto di fisico. Il mondo che giunge attraverso i media pare diverso, quasi appartenga ad altre genti, ad altri ritmi, ad altri stili.
Il tempo qui scorre lento o forse è solo fermo. Lo si avverte da ogni singola pietra, della città e della sua campagna, dalle sue mure, dai suoi vicoli, stretti, tortuosi che spesso si inerpicano fino ad aprirsi a delle nicche meravigliose, ai dei balconi armoniosi, a dei cortili affascinanti a dei resti di un passato che a Otranto è ancora lì quasi presente.
E' il punto è proprio qui. Otranto è lontana da quella realtà perchè la realtà di Otranto è diversa. E' una realtà fatta dal continuo rapportarsi tra oriente e occidente, est ed ovest, greci e latini, ortodossi o cattolici, cristiani e musulmani, passato e presente. Un confronto millenario che si è sedimentato nella cultura di questo popolo e lo ha elevato, lo ha arricchito, lo ha reso orgoglioso, fiero e al contempo aperto, tollerante.
L'osservatore attento si accorgerà presto che il confronto centro o periferia qui non ha senso. Otranto è le due cose nello stesso momento. La città, Hidruntum per i latini, è stata per secoli il fiore all'occhiello del militarismo bizantino, il punto da cui coordinare tutti i possedimenti in Italia di Bisanzio. La città per secoli seppe tenere testa ai tentativi arabi di conquista, proprio mentre gli stessi riuscivano a occupare molte città dell'Italia meridionale e non solo. Nel suo hinterland sbocciò una cultura poetica letteraria ancor prima della scuola poetica Siciliana in volgare.
Ciò che rappresentò il centro di questo irradimento fu il vicino monastero, gestito da monaci basiliani, di San Nicola di Casole, con una biblioteca vastissima la cui consultazione era aperta a tutti. Non una semplice Abbazia dunque ma addirittura qui si videro i primi germogli di quelle che furono le prime Università Italiane.
Tutto non poteva accadere che nella città che unisce il diverso, nella città dove l'incontro di culture è gia millenario, dove il futuro è oggi.